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Agents of S.H.I.E.L.D. | La costume designer Ann Foley ci spiega come vestire un supereroe

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Se avete guardato Agents of S.H.I.E.L.D e desiderato i vestiti di Daisy Johnson, o quella maglietta di Blondie che Melinda May indossava sotto copertura, o uno degli outfit di Mockingbird [Bobbi], allora ve la intendete con il lavoro della costume designer della serie Ann Foley. Ma la Foley è solo uno dei tanti eroi dietro le quinte che contribuiscono alla creazione di Inumani, agenti segreti, e dei supereroi un po’ più alla moda… o di altre cose interessanti. È un lavoro che va ben oltre la semplice ricerca su internet degli outfit più popolari, e per la Foley, tutto comincia da dove quasi tutto inizia in televisione: dal copione.

“Inizio estrapolando più elementi possibili dal copione,” spiega a EW. “E di sicuro ogni script ha il suo insieme di sfide che poi seguiranno tutto il corso della stagione. È da qui che iniziamo, e poi tutto dipende da cosa succede al personaggio… se bisogna creare un costume, allora iniziamo con i campioni di tessuto e facendo illustrazioni. Se invece l’abbigliamento è quello di un civile, allora lì è solo questione di shopping.” La maggior parte di questo lavoro la Foley lo fa tramite lo shopping on-line (il suo riferimento è Shopbop), ma ha anche due shoppers che vanno in giro per negozi al posto suo.

Ma non è che guardi qualcosa e lì finisce, comunque. “Per me, tutto riguarda il personaggio. E I bisogni dello show sono molto diversi da altri che presentano invece più stile,” continua la Foley. “Non abbiamo molte etichette di lusso per lo show, perché non ne abbiamo bisogno. Abbiamo invece molti designer divertenti e posso dirvi che riescono a coprire tutti i bisogni dello show. Ho preso abiti da Rag & Bone, molto diverso da Top Shop.” Per la Foley, esiste un mantra che viene in aiuto nella scelta degli abiti per i personaggi: non importa da dove vengono, basta che abbiano un senso. “Bobbi indossa molti capi di LuLulemon ma anche G-Star, mentre i suoi stivali sono di Stuart Weitzman,” ci spiega. “E anche con Coulson… nella prima stagione, molti dei suoi abiti erano di Hugo Boss mentre nella seconda, mi sono spostata verso un qualcosa realizzato su misura che gli calzasse bene, che cambiasse la sua silhoutte. E in questa stagione, quando abbiamo dovuto rendere il suo look quello di un civile badass, di nuovo, era tutto programmato. Veste All Saints, o Hugo Boss… ha avuto una giacca di Acme, mentre quella indossata in ‘Closure’ era di Ralph Lauren.” Come abbiamo già detto, il lavoro della Foley va ben oltre il semplice scegliere un outfit. Da costume designer, usa le sue scelte di guardaroba per aggiungere profondità ad un personaggio al quale i fan si sentono vicini.

Siccome si ritrova nello show fin dalla sua premiere del 2013, ha lavorato a stretto contatto la showrunner Maurissa Tancharoen nella creazione di una base per ogni singolo personaggio che poi si è evoluta nel tempo, come la trama. “È stato interessante guardare come crescevano man mano che gli archi narrativi andavano avanti, rimanere fedele ai loro comportamenti attraverso i vestiti, ma anche provare a riflettere i loro cambiamenti emotivi.” Aggiunge la Foley, citando i bui cambiamenti di metà seconda stagione, con la caduta dello S.H.I.E.L.D. “Soprattutto con Fitz e Simmons, perché penso che il loro arco narrativo sia stato il più profondo rispetto a quello degli altri in tutto il telefilm. Li avete visti crescere nella terza stagione, soprattutto con Iain [De Caestecker].” Dato che gli eventi dell’ultimo finale di metà stagione e l’inizio della terza stagione hanno rappresentato per Fitz dei punti di svolta in termini di “crescita”, la Foley ha creato per lui un look che riflettesse il fatto che è diventato, come lei stessa dice, “un uomo”.”Abbiamo iniziato a rimuovere un sacco di quelle stampe e pattern, abbiamo, come dire, snellito il suo look. È più semplice di quanto sembra,” conclude. Lo stesso processo riguardo Simmons, che è andata incontro un’esperienza che l’ha cambiato dal profondo. “Quello che ha passato su quel pianeta è stato molto forte e intenso, e volevo che ciò che indossasse riflettesse quello che ha dovuto passare. Ecco perché quando è tornata, l’avete vista con una semplice maglietta, jeans, scarpe da ginnastica e una felpa,” aggiunge la Foley. “Il tutto riguarda il comfort, la semplicità e il rimuovere tutti gli schemi ai quali gli spettatori erano abituati dalla prima e seconda stagione.

Andando avanti, la Foley enfatizza l’importanza di come le esperienze dei personaggi e i loro outfit debbano andare mano nella mano. “Se Fitz fosse ancora la stessa persona che era emotivamente nella prima stagione, il suo modo di vestire attuale non avrebbe senso,” ci dice. “Vi dirò che abbiamo numerosi fantastici fan, e sono stata abbastanza fortunata da poter interagire con loro su twitter, e vedo che notano tutto. Mi fa capire che sto facendo bene il mio lavoro, perché hanno davvero apprezzato che non abbiamo fatto indossare a Simmons niente di diverso da una felpa con cappuccio in modo da mostrare lo stress post-traumatico che la affligge dopo il ritorno dal pianeta. Anche Fitz che veste molto di blu richiama un po’ la psicologia dei colori, come ho fatto nella scorsa stagione con Raina. Il blu è il colore che riesce a calmarlo quando si trova con Simmons.”

Selezionare giorno dopo giorno degli abiti che siano relazionati con gli sviluppi dei personaggi è solo uno degli aspetti del lavoro: Agents of S.H.I.E.L.D. è, dopo tutto, un telefilm sui supereroi. Il che significa molto più di Melinda May che tira calci in abiti da strada, perché ci sono dei personaggi dei fumetti come il Mockingbird di Bobbi Morse o il Quake di Daisy Johnson richiedono dei design accurati in modo da poter essere comodi e funzionali. Questi sono due dettagli importanti sulla quale si concentra la Foley – insieme al fatto che devono permettere agli stunt di muovervi facilmente – quando crea un abito. “Devono essere tutti in linea tra di loro, e devi pensare anche a questo,” aggiunge la Foley. “Ecco perché utilizziamo stoffe elastiche per la base delle tute, e poi ci stampiamo sopra per dargli una texture davvero figa. Anche con gli abiti da civili, ho sempre pensato alla stessa cosa: devono potersi muovere, devono stare comodi. Altrimenti, si creano delle complicazioni.” La Foley continua con il descrivere di un altro ostacolo: lo S.H.I.E.L.D. è un telefilm con supereroi, ma che richiede un tocco realistico. “Il nostro show è basato sulla realtà, ma sembra molto più tattico con un po’ di tensione e oscurità,” aggiunge. “Non voglio che Quake o Mockingbird o anche May possano apparire troppo diverse da Coulson quando sono in missione con abiti civili. Voglio che siano coesi. E non tipo, ‘Oh mio Dio, che sta succedendo’? Fortunatamente, ce l’abbiamo fatta.”

Ora, qual è stato l’outfit o look preferito sulla quale la Foley ha lavorato? “Penso che la cosa che mi piace fare di più nello show riguarda la sotto copertura,” ci dice. “E il piatto forte per me sono stati May nella maglia di Blondie, e Hunter, quando è stato sotto copertura un paio di settimane vestito con una maglia Damn The Yanks e felpa, e Bobbi in tailleur. È stato molto divertente perché non avevamo mai fatto niente del genere, e amo quando devo vestirli con qualcosa che non sono soliti ad indossare.” Non continui con la modestia sulla geniale maglia di Hunter, Foley. Si rammarica, “Vorrei il merito per quella,” ci rivela, invece, che la genialata venne dallo scrittore dell’episodio DJ Doyle. Questo è solo un esempio di come il processo della scelta dei costumi sia collaborativo.

“Parlo con tutti gli attori. Sono comunque i loro personaggi, quindi lavoro sempre con loro nel modo giusto,” ci spiega la Foley. “Dopo aver avuto e letto il copione, ho un costume meeting con gli scrittori e il direttore dell’episodio e parliamo di ogni personaggio presente. Se uno di loro ha un’idea specifica in testa riguardo al personaggio, da quel momento, iniziamo con lo shopping. E se qualcuno di nuovo viene scritturato, faccio una telefonata e se dopo la conversazione, hanno delle idee specifiche, sono sempre ben disposta ad ascoltarle. Perché a volte, gli attori o gli scrittori se ne escono con un’idea figa o su un loro pensiero che non ritengo necessario per il personaggio.

Quindi, non importa quanto possiate essere creativi, ma fare 22 episodi per la televisione ha le sue sfide. “È sempre una piccola sfida quando crei costumi per dei supereroi di una serie televisiva,” ammette la Foley. “Ma sono molto orgogliosa di questa stagione. Penso che la cosa di cui vado più fiera sia il fatto che ogni stagione abbia il suo look specifico, che risulta diverso in ognuna di loro ma sempre in linea con i personaggi. Riesci sempre a riconoscere dalla stagione precedente.” I suoi preferiti? “Adesso, una piccola parte del mio cuore è stata presa dal costume di Quake,” ci rivela. “È divertente, e Chloe spacca quando la indossa. E devo dirlo, mi è piaciuto molto quello che abbiamo fatto con Fitz e Simmons in questa stagione, e anche con il Coulson badass. E’ stato bello vedere questo nuovo lato di lui e vestirlo con questi nuovi abiti da civile.”

Non preoccupatevi, però: la Foley è consapevole che vestire supereroi tutti i giorni – soprattutto per un cast affiatato come quello di Agents of S.H.I.E.L.D – non è proprio un brutto lavoro. Ed essere in grado di vedere I frutti del proprio lavoro ogni settimana, che sia nel camerino o sul piccolo schermo, vale tutte le difficoltà. “Potete notare immediatamente il cambiamento quando qualcosa succede ai loro personaggi… sanno che non li sto etichettando, perchè non è un fashion show,” afferma. “Non è il nostro scopo. Il nostro scopo è quello di creare un personaggio. È importante sia per il cast che per i nostri fan.”

La buona notizia: sia su instagram che su twitter, la Foley è sempre felice di aiutare i fan quando trovano un look che gli piace. La cattiva notizia: se state cercando quella maglia di Blondie… beh, siete sfortunati. “Era di Shopbop ed è finita durante lo show,” rivela con una risata. “Qualcuno mi ha twittato e ha scoperto da dove provenisse, ed era già finita prima che lo show andasse in pausa.”

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