Absentia 1×10 – La quadratura del cerchio e tanta, tanta emozione!

Finalmente!! Finalmente, dopo dieci settimane di viaggio adrenalico nelle profondità noir del thriller e, insieme, dell’animo umano, ci troviamo ufficialmente davanti alla chiave del mistero.

Se siete come me, con un rapporto di amore-odio verso i thriller per cui voglio sapere, non voglio sapere, patisco la suspance, pur bramandola per nutrirmi di sempre maggiore ansia, avrete vissuto dieci settimane senza ossigeno a frantumarvi il cervello collezionando indizi. Per poi arrivare alla fine, la soddisfazione dalla scoperta, che si trasforma contestualmente nell’anticlimax della mancanza, in un ciclo irriducibile. Rinuncerei a tutte queste violente emozioni? Manco per idea! Absentia è stato all’altezza delle mie aspettative narrative/ansiogene? Assolutamente sì! Ha avuto qualche difetto? Naturalmente, che cosa al mondo è privo di difetti e mette d’accordo tutti? Niente e nessuno. [Ho finito con le domande retoriche, possiamo rilassarci].
Lasciamo il commento generale sulla serie nelle battute finali e immergiamoci ora nella puntata odierna e finale di stagione.

Sappiamo chi si nasconde dietro quella maschera. È una realtà. Ci eravate arrivati? Ci sono stati dati abbastanza indizi, soprattutto da quando l’assassino era stato discriminato per genere, e la conta delle donne non portava poi molto lontano da lì. Quel che era rimasto insoluto è il motivo scatenante, quello da cui si è generato il seme della tragedia e conseguente ricco intreccio. Per inciso, con la scoperta che l’assassino è una donna, si va a comporre il cerchio di una storia declinata al femminile, nelle tre personalità forti e volitive che ci sono state presentate: Emily, Alice e Logan.

Logan/Laurie ha decisamente portato a un livello superiore il concetto di “serbare rancore”, diciamo così. Come riassume Tommy, ha dedicato la sua intera vita a vendicarsi di Emily, che accusa di averle rubato una vita che riteneva sua di diritto. (Ho ancora i brividi su quel “I am you” con cui si palesa). E forse lo sarebbe stata sul serio, o forse la vita avrebbe mischiato le carte in altro modo, di fatto lei vede Emily come unica colpevole delle sue sofferenze. Sofferenze invero terribili che non augureremmo a nessuno e che non ci fanno puntare il dito con tanta facilità. Sì, a me spiace un po’ per Logan bambina che ha subito l’indicibile. È vero che, se anche qualcuno ci ha fatto un torto, siamo pur sempre solo noi i protagonisti delle nostre vite ed è malsano continuare a credere per anni che una persona possa aver avuto tanto potere sulla nostra vita. Di fatto glielo stiamo dando noi, rifiutandoci di assumerci la responsabilità di cambiare la rotta, guarire, salvarci. Ma vogliamo davvero fare questi discorsi da seduta psicologica spiccia su una persona che è stata vittima di esperimenti psicologici nell’infanzia? È chiaro che è il prodotto di quella disumanità e che non sta ragionando avendo i giusti strumenti a sua disposizione. Lei e Charles sono stati vittime di uno psicopatico che ha rovinato la loro vita, intervenendo in un periodo, quello dell’infanzia, vulnerabile e con un’identità in costruzione. (“We had no one“).

La piccola Emily, alla ricerca atavica di affetto e di una famiglia, si è resa colpevole di uno scambo di cartelle, commettendo il peccato originale (dal titolo dell’episodio) su cui si è progressivamente caricata la valanga che l’ha poi travolta. “Occhio per occhio”. Adesso è il tuo turno di pagare, come se infliggere la sofferenza ad altri abbia mai risolto la propria, di sofferenza. Io mi chiedo dove erano gli adulti? Gli psicologi? Una forma di supporto per questi bambini trattati alla stregua di merce da mettere in palio per il miglior offerente? È nelle pieghe di questa profonda solitudine e anaffettività che si è originata la perversione, io non mi sento di dar colpe a nessuno. Emily ha agito come può farlo una bambina, senza malizia, solo per avere qualcosa che desiderava moltissimo e che era un suo diritto, come tutti.

La lunga spiegazione di Logan/Laurie è stata quasi ipnotica nel suo svolgimento. Non riuscivo a smettere di ascoltare il racconto in progressione, reso ancora più terribile perché narrato con voce incolore, senza emozioni, inespressiva esattamente come la maschera che indossa. È un escamotage, questo, usato di solito per riassumere i fatti a favore dello spettatore, ed è sempre fonte di ilarità per me sentire il killer raccontare vita, morte e miracoli in attesa dell’arrivo della polizia, quando potrebbe fuggire e salvarsi. Qui la faccenda è molto diversa. È un momento fondamentale e inserito perfettamente nella trama, perché non siamo solo noi a voler/dover sapere che cosa ha da dire. È Emily la destinataria principale, è lei l’interlocutrice necessaria. È lei che deve capire perché sta pagando e dovrà ancora pagare, fino alla fine.
Per Emily, arrivati a questo punto, conta soltanto salvare suo figlio. È l’unica cosa che la tiene in piedi, l’unica che le consente di mantenersi lucida e operativa: per farlo Logan le chiede di uccidere Alice, come non era riuscita a farle fare in precedenza, quando si erano ritrovate fuori dalla casa dei Durand. L’amore disperato di una madre che vede letteralmente il figlio subire le sue stesse torture è magnificamente reso dall’interpretazione di Stana Katic.

 

Fortunatamente arriva Nick e il sacrificio non si rende necessario.

Concentriamoci adesso su Nick. Nick non è un tipo di uomo da elevare a esempio di forza e nobiltà d’animo, è sotto gli occhi di tutti. È un uomo mite, debole, incapace di gestire le proprie emozioni, senza farsi travolgere e senza che offuschino la sua capacità di giudizio. Non è un uomo che augurerei a nessuna donna, tantomeno a Emily o ad Alice. Ha sempre fatto la cosa sbagliata, ha sempre rischiato di creare ostacoli nelle indagini, perché riusciva solo a vedere rosso quando si trattava di Emily. Rivaluterei perfino le sue prestazioni come agente FBI, anche se gli concederei l’attenuante che si trattava di un caso personale (in cui, infatti, non avrebbe dovuto intervenire), altrimenti sarebbe da licenziare o ricollocare. Il mio biasimo è aumentato a ogni puntata, soprattutto in questa, quando ha continuato a tenere sotto tiro Emily, dimostrando ancora una volta una totale – errata – convinzione di colpevolezza e una non indifferente rabbia e sete di vendetta. Non gli perdonerò mai l’averla gettata a terra quando tentava di salvare Flynn dalla vasca, impedendole di avvicinarsi. Se sei convinto che una madre possa fare del male a suo figlio, non ti dico nemmeno che cosa ti meriti. 

Di fatto, però, l’ennesima rappresentazione delle mancanze di Nick non mi ha stupito, perché è coerente con il personaggio fin qui descritto. Può non piacermi, ma non potevo aspettarmi niente di diverso. E sarebbe stato piuttosto out of character vederlo inginocchiarsi a ringraziare Emily, in un display emotivo che, di fatto, non gli appartiene. Ho percepito del tutto prive di qualsiasi calore, affetto, autenticità le sue scuse (dovute) dopo averle fatto passare l’inferno, ed Emily è stata perfino troppo buona a perdonarlo senza nessuna esitazione. Cerchiamo di mettere dei paletti, Emily cara. Quest’uomo non ti deve spazzolare nemmeno il cappotto dai peli del cane. Per concludere, sono convinta che quando un personaggio suscita emozioni, anche negative, significa che il narratore ha raggiunto il suo intento, perché sarebbe molto peggio trovarci di fronte a un personaggio di cui ci chiediamo l’utilità. Cosa che, con mio rammarico, è capitata a Tommy.
Tommy non ha avuto non dico un percorso, ma proprio un suo senso dentro la storia, a parte mostrarcelo ingozzarsi e mandarlo in giro insonnolito per colpa dell’eccesso di carboidrati. Soprattutto nelle ultime due puntate, ha perso ogni consistenza. Per me si è trattata di un’occasione persa di utilizzare un personaggio che meritava di più che non essere ridotto a una macchietta.

Mi ha fatto ovviamente moltissima tenerezza vederlo provarci approcciarsi timidamente e goffamente a Emily, altrettanto sorpresa e incapace quasi di rendersi conto che la sua vita stava davvero recuperando la sua normalità. Dall’essere continuamente braccata e in pericolo di vita, si trova davanti un uomo che dimostra platealmente di essere affascinato da lei (via, lo è sempre stato. A noi certe cose non sfuggono). Nella sua vita c’è ancora la possibilità di sentirsi bene anche grazie a piccole cose, a un complimento che le fa piacere, un flirt, magari (ok, ci sto provando).

Mi ha toccato il cuore il momento di tenerezza tra Emily e suo padre. Warren si è mantenuto nel tempo quell’uomo forte, determinato, attivo, il vero sostegno della figlia e l’unico che la conosce tanto bene. Bellissime le sue parole sul fatto di non essere più quella bambina problematica e che ora è tempo di andare avanti. Perché questo è quello che fanno i sopravvissuti. Vivono, semplicemente, smettendo di ossessionarsi, chiusi nel passato, a colpevolizzarsi di aver fatto solo quello che hanno potuto e dovuto fare, per sopravvivere, appunto. Le condizioni di partenza, se pur difficili, possono essere superate, lavorando su se stessi, senza che diventino una profezia autoavverante o una condanna senza speranza, come nel caso di Logan. Emily è diventata un’altra persona, grazie all’affetto della sua famiglia, al punto da essere in grado di crescere un figlio su cui riversare un amore sano.

È una scena strana, quella in cui è inserito lo scambio Emily-Warren, in occasione del compleanno di Flynn. Emily sembra tenersi emotivamente in disparte, nonostante il messaggio generale che si è voluto dare, cioè quello di far tutti parte di una grande famiglia allargata in cui tutti sono finalmente felici e rilassati e legati dall’affetto per Flynn. È malinconica, già prima di entrare ed è come se guardasse se stessa dall’esterno, quando saluta gli invitati, senza realmente relazionarsi a essi. Più che un momento di condivisione (i personaggi sono dislocati in vari punti della casa, non c’è vicinanza fisica), sembra quasi una tregua. Probabilmente ci vorrà ancora del tempo prima di superare gli eventi e se anche si è deciso di andare d’accordo per il bene di tutti, le emozioni non sono ancora state ben metabolizzate (soprattutto quelle tra Alice ed Emily, così a occhio).

     

Ci sono tre momenti in cui le mie, di emozioni, sono state messe alla prova:
1. Emily che viene ammanettata e portata via nell’auto della polizia, mentre suo figlio – che non le è stato permesso abbracciare, per quanto ne sappiamo – sale in ambulanza con l’altra famiglia. Ancora una volta è costretta a guardare da fuori quella che sarebbe stata la sua vita, ma non lo è. È molto triste. Sarà stata la musica, sarà stato il bosco, ma io mi sono commossa. Mi ha fatto tanta tenerezza vederla guardarli silenziosamente (a quel punto non era nemmeno chiaro se sarebbe stata portata in carcere o scagionata del tutto, come è poi avvenuto).

 

2. Emily che va a trovare Nick convalescente. Era doveroso uno scambio (senza armi) tra loro. E se niente possiamo davvero aggiungere sull’inconsistenza di Nick nel porle le scuse meno sentite della storia, vorrei soffermarmi sulla vulnerabilità di Emily. Emily è una donna che è stata costretta a trasformarsi in una versione superiore di se stessa, per colpa delle condizioni estreme di sopravvivenza in cui si è ritrovata suo malgrado, ma è davvero una donna che definirei “normale”, una come noi, è piena di calore, un po’ timida, bisognosa di affetto e di supporto, di  relazioni, di legami. Non è wonder woman che niente è in grado di abbattere. Fa male rendersi conto che l’unico uomo che hai amato non è più tuo, anche se sei la prima a comprendere che siete ormai troppo “diversi” (se vogliamo metterla in modo blando, io non dimentico che non ha creduto in te, eh, Emily). La comunicazione della gravidanza di Alice arriva a mettere un punto definitivo a qualsiasi possibilità ancora esistente in potenza di un ritorno di fiamma. Quel “congratulations” pieno di pianto lo sento ancora nelle orecchie. Un conto è sapere le cose. Un conto è affrontare la realtà nella sua concretezza. Lei è definitivamente esclusa dalla vita di Nick (sì, lo so, che gliene importa? Ma noi non siamo lei. Noi lo avremmo picchiato con il mattarello).
3. Lo metto per ultimo, ma per me è il top. L’amore materno che vince su tutto, anche sugli esperimenti comportamentali, sui tentativi di manipolazione psicologica, le torture, la ricostruzione di un’identità a suon di privazioni. È il successo di Emily come persona che ha superato il passato, è il trionfo dell’amore sulla negatività e a me ha ricordato l’amore di Lily Potter che salva Harry da voi-sapete-chi.

 

Il finale lascia aperti interi mondi, naturalmente, in previsione di una seconda stagione già decisa. Non ho però avuto la sensazione di qualcosa di incompiuto. Anche se la storia non si conclude del tutto, sono soddisfatta di quanto fin qui svelato. Non ho avvertito il finale chiuso frettolosamente. Ho, come ho detto prima, percepito una tregua, una calma (temporanea) dopo la tempesta, un momento di riflessione prima di tornare a buttarsi nelle prossime “avventure”, i cui semi sono già posti (lei che torna nell’FBI, gli altri bambini maltrattati, Tommy che si propone come partner). Sapendo che c’è già una seconda stagione in partenza (speriamo a breve), ho apprezzato quello che io ho visto come un “momento di riposo” (anche per lo spettatore), prima di proseguire. Non ho percepito la mancanza di “conclusione”, non sentivo il bisogno di una chiusura diversa.

Emily ha ucciso Harlow? I suoi ricordi, nel flash degli ultimi secondi di puntata, direbbero di sì. Logan le ha detto chiaramente di aver ucciso solo Adam, non gli altri due (Harlow e Semerov). Lei non ricorda nulla. Come mi si faceva notare, anche l’ex fidanzata di Harlow ha dei vuoti di memoria relativi alla sera della sua aggressione, ha “perso i sensi e ricorda solo immagini”, proprio come Emily. Emily potrebbe essere stata soggiogata al punto da aver ucciso i due uomini, ma non Alice, perché fermata dall’amore per il figlio? Oppure è autosuggestione? Sono falsi ricordi?  Sappiamo che i nostri neuroni sono in grado di confezionarceli. In più, ho cercato indizi nella Emily che è costretta a uccidere Logan, ma non ho visto nel suo comportamento niente che indicasse che aveva già ucciso. C’è ancora moltissimo da scoprire e sono sicura che “Boston finest Tommy” (coff coff) saprà collaborare con Emily in quella direzione (*spinge i due a uscire insieme a bere qualcosa, non si sa mai, Emily, tu intanto vai).

   

Mie conclusioni:
Absentia mi è piaciuto. Io non amo i thriller puri, e ho quindi apprezzato il giusto equilibrio tra indagini e una costante attenzione al piano interpersonale, relazionale, tra le persone coinvolte, che spesso i thriller trascurano. Ma rimane un thriller nella sua essenza, e questo è da tenere presente. Le premesse del pilot sono state mantenute in modo coerente, a mio parere. La storia è semplice, ma organica, non ha infilato spiegazioni fantasiose, forzate e illogiche. Ha saputo dosare gli indizi per mantenere alto l’interesse, ma allo stesso tempo ha tenuto in serbo il mistero più corposo per la fine. L’episodio finale stesso ha concluso il caso a tre quarti di puntata, prendendosi il tempo di mostrarci una scena familiare che io ho gradito molto, invece di chiudere con il cuore in gola, lasciandoci bruscamente orfani e magari con qualcuno in pericolo di vita o Emily in carcere in attesa di giudizio. È stato un finale onesto. Credo che il filo conduttore che lega le due stagioni possa essere molto solido, per come ci è stato mostrato.

Come ho detto nel corso delle recensioni, ho apprezzato la fotografia “scandinava”, il chiaroscuro, il paesaggio che si è trasformato in un personaggio a se stante e non è stato relegato a mero contesto delle azioni, con il costante richiamo delle condizioni climatiche avverse alla durezza implacabile della storia e un copione essenziale, che ha lasciato parlare i piccoli gesti, le espressioni, le emozioni colte nella loro essenza più pura, più grezza. Per me questo è un punto a favore.

Emily è stata la protagonista assoluta, tutto il resto dei personaggi è ruotato intorno a lei, che era il punto di fuga verso il quale partivano tutte le linee del disegno più ampio. Anche questa puntata ha parlato soprattutto di lei, è stata costruita interamente su di lei. È una scelta iniziata con la prima puntata, a cui si sono attenuti. Può non piacere (a me sì, mi piacciono le storie meno fattuali e più personali), ma per me ha senso con la trama, nelle sue premesse e svolgimento. Abbiamo accompagnato Emily nel suo accidentato percorso, le siamo stati accanto, abbiamo temuto per lei, abbiamo soprattutto tifato per lei, standole accanto nei momenti più duri, finché ci è stata restituita un po’ ammaccata, un po’ triste, ma libera. Emily è un personaggio che ho ancora bisogno di vedere, di conoscere, di proteggere.

Ci sono stati alcuni eventi di cui ancora mi chiedo l’utilità, nel corso dell’intera serie, che per me sono stati messi lì senza averli ben contestualizzati. Il peso specifico dell’FBI è stato decisamente irrilevante. La settima puntata ha avuto quel rallentamente di ritmo che personalmente ho faticato a integrare nel resto, ma sono a mio avviso dettagli. Possiamo trovare minuzie, qualche vicolo cieco, ma il prodotto è solido. E ben recitato in senso corale.

Stana Katic, e lo voglio ripetere alla fine di tutte le recensioni dopo averla elogiata nel pilot, (mi alzerei in piedi ad applaudire, ma non mi vedete), è stata straordinaria. Al netto della mia ammirazione per lei, che non tengo mai nascosta, ha superato se stessa. È stata protagonista unica e assoluta di una storia incentrata completamente sul suo personaggio e ha saputo reggere la quasi totalità della narrazione sulle sue spalle, non solo dimostrandosene capace, ma trasmettendo enorme forza, controllo espressivo, talento e capacità interpretativa che ha stupito perfino me. Io posso solo inchinarmi davanti alla sua bravura, che spero le dia le soddisfazioni che merita (qui finisce in lacrime, ve lo dico).

Sta venendo lunghissima, quindi mi prendo solo qualche riga per ringraziarvi di avermi letto, di avermi dato feedback, commentato, avermi dato l’opportunità di chiacchierare, di avere un appuntamento fisso dove tornare ogni settimana. Grazie a chi ha congetturato via whatsapp, chi ha sezionato la trama con me, chi ha espresso onestamente e diffusamente la sua opinione facendomi riflettere, chi mi ha trovato le gif, chi mi ha fatto vedere le cose sotto una luce diversa grazie alle sue detective skills. Grazie a tutti! È stato un bellissimo viaggio!

– Syl




Continua a seguire Telefilm Addicted su Facebook e Telefilm Addicted su Twitter per rimanere sempre aggiornato sulle ultime news e iniziative.

Syl

Da piccola il suo desiderio era quello di guardare più serie televisive possibili e da grande il suo sogno si è realizzato al punto che per tenere il conto di tutte quelle che guarda, ha bisogno di una app sul telefono (e assolutamente solo in lingua originale). Devota alla lingua inglese, come se non esistesse altro al mondo. Divoratrice di libri da sempre, meglio se inglesi o americani. Vive gli hiatus come una catastrofe. Soffre di Obsessive Castle Disorder e non intende curarsi.

26 Comments

  1. appassionato

    22 novembre 2017 at 16:51

    Eccoci qua. Finalmente è finita, ma finalmente davvero? Per me no. Sì, d’accordo, non vedevo l’ora che venisse restituita ad Emily la sua serenità, però mi resta il rimpianto che mi attanaglia sempre quando finisce una cosa che mi piace. Lucidamente è giusto così, appassionatamente no, non per me. Le cose belle vorrei non finissero mai. Perché ci deve per forza essere un limite di tempo o di spazio? Perché si devono alternare momenti sì e momenti no? Perché non possono essere tutti sì? Perché se no non li apprezzeremmo? Può darsi, ma ci credo poco e mi spiace comunque quando finiscono. E’ un’ingiustizia sancita non so da quale legge sbagliata.

    Concordo su tutto. Soltanto nella scena del bosco Stana mi è parsa un pochino troppo chiusa, poco drammatica durante l’uccisione (indecisione) della psicopatica II. Però è solo un’inezia.
    Così, si è cominciato con gli incubi e si finisce ancora con essi. Ci vorrà tempo, ma la lavastoviglie finirà di perdere acqua ed Emily non avrà più bisogno di asciugare i suoi problemi.

    Recensione magistrale a dire poco. Davvero. Mi avevi abituato bene ma stavolta, ancora una volta, ti sei superata, raggiungendo vette altissime.
    Grazie.

    • Syl

      Syl

      23 novembre 2017 at 10:15

      Ciao! Concordo assolutamente sulla prima parte, è il mio tarlo da sempre, quando ti dicono “Ehhh le belle cose devono finire”. Il fastidio che mi viene! 😀 In questo momento devo dire di essere ancora appagata dalla prima stagione, dal finale, e dalla certezza di avere un’altra stagione, sicché il vuoto esiste, ma riesco ancora a colmarlo, soprattutto avendo scritto la recensione e, ancora di più, avendo ancora la possibilità di chiacchierare con voi. In pratica sono due giorni che vivo immersa in Absentia, devo anche aver sognato qualcosa della trama, ma ho ricordi confusi.
      Se ho capito bene cosa intendi con la scena del bosco, quando uccide Logan, io credo che il fatto di vedere Emily abbastanza stralunata e poco “enfatica” servisse a farci capire che 1. non ha familiarità con le uccisioni (e qui ci si inserisce nel dibattito che sarebbe poi sorto alla fine, ha ammazzato non ha ammazzato?) 2. non è mossa da vendetta, nonostante quello che le ha fatto passare. Vuole giustizia, ma vuole soprattutto che la sua famiglia sia salva. Emily non cova rancore proprio per nessuno, ed è un lato uscito in questa puntata a cui non avevo pensato, ma mi ha fatto molto piacere vedere. Oltre a tutto quello che ci è stato mostrato, Emily è una bella persona (non nel senso fluffoso del termine).
      Grazie per i tuoi commenti, Appassionato, ormai sei una presenza così familiare per me che mi sembra strano quando non vedo il tuo commento sotto ai telefilm che seguo. Grazie ancora!

      • appassionato

        23 novembre 2017 at 13:45

        Sospendo i grazie se no non si finisce più, anche perché è chiaro che sono io a dover ringraziare te per le tue recensioni. Tutto nasce da lì.

        Purtroppo non ho ancora trovato altre serie che mi coinvolgano come Castle e questa. Dato il mio nick, è ovvio che mi interessano le storie, quelle che hanno un inizio, uno svolgimento (il più lungo possibile) e una fine. Il tutto con coerenza.
        Cose che non posso certo trovare nei telefilm di supereroi, blindspot et similia, vampiri ecc., calderoni dove vale tutto e il suo contrario, che non hanno un’anima. C’era “This is us”, ideato, fatto e recitato benissimo, ma del quale ho deciso di sospendere la visione per motivi miei. Lo guarderò più avanti, quando ne sentirò il bisogno, sempre che non scada in telenovela di lusso.

        Ho un pensierino che mi trastulla la mente: chi ha ideato Absentia l’ha fatto pensando dall’inizio a Stana/Beckett? Ci sono tantissime evidenti somiglianze caratteriali fra le due protagoniste. Persino nel soprassedere quando Perlmutter/Nick dicono stronzate contro.

        • Syl

          Syl

          23 novembre 2017 at 14:17

          Nel pilot originale di Absentia il protagonista era un uomo, quindi non è stato ideato per un’attrice donna. Non so in quale punto abbiano deciso per il cambio e a che punto la scelta sia poi ricaduta su Stana. Non ho mai realmente fatto il conto delle somiglianze tra le due, perché mentre guardavo Absentia ho sempre e solo visto Emily Byrne. Sarebbe in effetti bellissimo fare un confronto psicologico approfondito tra le due!
          Capisco cosa intendi per “storia”, anche io amo le storie (e non guardo di solito vampiri, supereroi, né telefilm come Blindspot). Continuo a guardare This Is Us che, a mio avviso, ha preso una svolta meno “fluff” nel senso che indichi tu, ma è diventato secondo alcuni più “cupo”, mentre io lo trovo molto, molto vero e realistico. Non disdegna di mostrarci i colpi della vita, diciamo (non voglio spoilerarti). In queste puntate si sta concentrando sui tre figli in modo individuale e so’ mazzate, detta proprio terra-terra.
          Mi ha anche colpito The Good Doctor. Credevo fosse una tematica che non potesse interessarmi, invece ho voluto a tutti i costi occuparmene dopo qualche puntata, perché è davvero delicato, per niente scontato e lascia sempre una bella sensazione finale (non che ci sia sempre il lieto fine, è molto onesto in questo).

          • appassionato

            23 novembre 2017 at 15:32

            Dici? Vado subito a scaricarmi il buon dottore e poi vedo. Grazie per il consiglio, visto che mi pare abbiamo gusti simili e comunque hai capito i miei. Se hai altri suggerimenti, datti da fare, grazie.
            Preciso che anch’io mi sono buttato anima e corpo (se no che appassionato sarei?) su Emily, ma parecchie somiglianze mi sono saltate all’occhio, forse perché ho ancora ben impressa nella mente la detective Kate e anche perché continuo a rivedere 8 anni di Castle. Credo di essere arrivato al centinaio di volte, ormai…
            Allora, se è come dici tu, è stato un bel colpo per la carriera di Stana. Spero solo che non le cuciano addosso uno stereotipo fisso. Intuisco in lei altre capacità e sfumature.

  2. Anonimo

    22 novembre 2017 at 18:38

    D’accordo sulla maggior parte delle cose ma vorrei dire la mia. Il telefilm è pieno di forzature narrative per far andare avanti le cose. Oltre Stana Katic, il resto del cast sembrava fuori ruolo tipo Patrick heusinger che al suo personaggio non riesce a dare profondità e ha il suo personaggio l’ utilità di un importatore di ghiaccio in Groelandia. Per chiudere il mio voto è 7

    • Syl

      Syl

      23 novembre 2017 at 10:20

      Grazie per aver detto la tua, Anonimo! Ho riso sul paragone dell’importatore di ghiaccio 😀 Sulla recitazione di Patrick Heusinger, io tengo anche conto che aveva un personaggio molto particolare, scritto in modo che suscitasse i peggiori istinti persecutori nel pubblico, tenuto volutamente su un piano di “debolezza”. Per me è il personaggio, non lui. Perché ti faccio un esempio. Nella scena dell’hotel, quando picchia il pugno sul comodino e sbraita “You lied to me”, io sono saltata per aria. Però naturalmente è la mia percezione, vedrò meglio nella seconda stagione, quando sperabilmente gli daranno una parte un po’ più memorabile in senso positivo. Hai trovato fuori ruolo anche altri attori, oltre a lui?

    • Francesca

      24 novembre 2017 at 22:35

      Gentile Anonimo,

      mi piacerebbe sapere quali e quante sarebbero queste “forzature narrative” perché evidentemente a me sono per la maggior parte sfuggite..

  3. Ally

    22 novembre 2017 at 18:38

    Grazie come sempre, recensione top of the top. Ho scoperto Stana con Castle, (ogni tanto mi riguardo le 8 stagioni).Mi sono vista anche i suoi films,(due impossibili trovarli uffa…) ma la parte di Emily, e’ stata aws. La trama di Absentia fino alla fine ben orchestrata, Nick Alice e tutto il cucuzzaro, ben gestito. Solo in appunto quando Nick getta a terra Emily, lei non reagisce.(ma con il senno di poi se reagiva avrebbe compromesso la salvezza di Flynn)
    Come altri non amo sapere il colpevole, e ho aspettato Lunedi’ le 10:15pm in Spagna (le 4pm da me) per guardare la finale.
    Chissa’ cosa ci riservera’ la seconda stagione…
    Ps: ti si vede in piedi che applaudi eh…

    • Syl

      Syl

      23 novembre 2017 at 10:25

      Grazie per il tuo commento, Ally! Anche io ho scoperto Stana con Castle e se amo e amerò per sempre Beckett, e la ringrazierò in eterno per averci dato un personaggio amatissimo, scritto già molto bene ma reso superbo grazie alla sua recitazione, la sua performance come Emily è straordinaria! Le ha permesso di immergersi in un personaggio molto complesso, a tratti estremo. Credo abbia dovuto usare tutto lo spettro delle sue abilità recitative, anche per il fatto di essere quasi sempre in scena.
      Non ho pensato al fatto che non si è ribellata dopo essere stata gettata a terra da Nick. Lei è sempre stata rispettosa della nuova famiglia (io questo un po’ l’ho patito, devo dire). In effetti, come dici tu, era prioritario salvare Flynn. Però mi è spiaciuto non vedere il momento in cui finalmente ha potuto riabbracciarlo, prima della scena del compleanno. Quali film non sei riuscita a vedere di Stana?

      • Ally

        24 novembre 2017 at 02:19

        Shut-Eye and Acid Freaks se magari conosci un link…

  4. Bruna

    22 novembre 2017 at 23:17

    Recensione spettacolare, come sempre, ma questa…di più ! Analisi perfetta!Sono assolutamente d’accordo su tutto quanto hai scritto, soprattutto sulla “tristezza e malinconia”in particolare quando Emily viene gettata a terra e quando l’ambulanza parte con la ” famigliola felice”. Spero solo che Stana riceva tutti gli awards che si merita ! Ed ora dobbiamo solo aspettare la seconda stagione, con la speranza di ritrovarci ancora tutti qui!Grazie

    • Syl

      Syl

      23 novembre 2017 at 10:27

      Grazie, Bruna, di aver commentato sempre! Spero anche io di ritrovarci ancora a chiacchierare di telefilm, è un momento che mi piace tanto quanto vedere il telefilm stesso. È come vivere le puntate/serie due volte!

  5. Elena

    22 novembre 2017 at 23:48

    Parto da una mia considerazione su tutto: i primi responsabili sono gli psicologi che hanno fatto una perizia evidentemente sbagliata su entrambe le bambine. Emily ha dimostrato che non era vero che era anaffettiva e che la sua adozione non sarebbe andata a buon fine. Ok avrà avuto i suoi problemi di inserimento ma quale bambino adottato non ne ha? E Logan ha dimostrato che gli esprimenti non hanno creato un killer manipolabile, anzi, il contrario.
    Di tutta questa situazione ho due domande che mi sono rimaste: perché Harlow ce l’aveva così con lei? Sta cosa me la sono persa. Ma soprattutto, Logan nella ricostruzione dice qualcosa tipo che una bambina con i traumi di Emily sarebbe stata una candidata perfetta per gli esprimenti. Quali traumi ha subito Emily prima di andare in orfanotrofio?
    Su Nick ho finito gli insulti già da qualche puntata. Per tutta la serie lui è andato avanti adattando i fatti sulla sua teoria e mai il contrario. Poteva accadere qualsiasi cosa Emily era colpevole. Quando la allontana dalla vasca è stato meschino, non solo per Emily ma per quello che trasmette al figlio, gli fa vedere una madre colpevole. (Tralasciamo il fatto che è l’unico con la giacca e fa uscire il bambino bagnato in mezzo alla neve. Premio papà dell’anno proprio). Concordo anche sul fatto che il suo personaggio non è piatto perché mal scritto, ma perché deve incarnare “l’uomo inutile”, un mediocre e questo concetto passa benissimo. Tommy mi lascia perplessissima. Mi è piaciuto invece come è stato caratterizzato Nick, alla fine quello del quale sappiamo di più del passato e del percorso che ha fatto in questo periodo. In una seconda serie mi auguro più spazio anche alle sedute di Emily con lo psicologo, magari per capire qualcosa in più di lei, ed anche vederla interagire di più con Flynn che all’inizio ho odiato profondamente ma che ci ha mostrato un lato di Emily bellissimo e sofferto.

    La tristezza di Emily si percepisce tante volte. Quando capisce perché è cominciato tutto, quando si rende conto che suo figlio sta subendo tutto quello per colpa sua, quando è sola in auto (mi ha ricordato la fine della prima puntata, quando sono cominciati i sospetti su di lei) ma più di tutto prima della festa. Lì è sola ancora, anche in mezzo alla gente, in una situazione che non è sua, in una vita non sua.
    Mi piace che di fatto non ha mai detto a Nick che lo perdona, ma io manco a trovarlo sarei andata.

    Sulla fine non so, da quello che Logan ci ha fatto intendere lei dovrebbe aver ucciso Harlow e Semerov, ma in tutta questa serie quello che ci hanno fatto credere non si è quasi mai rivelato vero.
    Emily ha dimostrato invece di non essere il killer che loro voleva fare, non ha ucciso Alice e non avrebbe ucciso nemmeno Logan se non l’avesse pugnalata. Non è un’assassina.

    In conclusione a me la serie non è dispiaciuta, anzi. Anche dopo aver visto l’anteprima a Montecarlo la immaginavo cupa ma non così tanto. L’unica cosa che avevo sempre immaginato era che tutto avesse origine in orfanotrofio perché altrimenti non avrebbe avuto senso dare tanta importanza al fatto che fosse stata adottata. Un senso di irrisolto mi è rimasto, insieme alla curiosità di saperne di più di questa donna e della sua vita presente e passata. Su Stana non ho niente da dire. Eccezionale, emozionante, coinvolgente. Ripeto quello che ho detto a caldo dopo aver visto la premiere: recita con gli occhi in modo eccezionale e ti entra dentro.

    • Syl

      Syl

      23 novembre 2017 at 10:43

      Ciao, Elena, ti ringrazio subito per commenti che hai lasciato, che sono sempre stati molto interessanti e in grado di generare riflessioni, mi sarebbe piaciuto confrontarmi fin dall’inizio 🙂
      Ho pensato al discorso degli psicologi da quando ho letto il commento, e onestamente non saprei valutare se “hanno sbagliato”. È chiaro che con il senno di poi ‘sta gente doveva fare un altro lavoro, se non si sono interessati abbastanza da rendersi conto che c’erano bambini maltrattati/traumatizzati e in effetti, a logica, questo implicherebbe che anche nelle valutazioni di Logan ed Emily non sono stati molto professionali.
      C’è da dire però che io lego il tutto al discorso fattole dal padre, che per me è molto significativo, oltre a essere piazzato lì per diventare simbolico di una seconda rinascita (la prima è avvenuta quando l’hanno adottata). Emily può essere stata benissimo quella bambina descritta, con comportamenti che potessero rientrare nello spettro delle sindromi che le hanno affibbiato. Questo però non significa che fossero, come ho scritto, profezie autoavveranti. Significa che Emily, da quel punto di partenza, è stata in grado di lavorare su se stessa, e che aveva le risorse interiori (unite a una guida amorevole) per diventare altro da quella che era, evolvere, progredire. Come dici tu, se ci sono stati traumi nella prima infanzia, Emily li ha superati brillantemente e il fatto stesso di averli subiti, non implica necessariamente che diventino un destino ineluttabile. Del resto tutta la visione degli esperimenti si rifà a una visione meccanicistica dell’essere umano. Se parto da A e gli impongo B, allora diventerà C. Mi verrebbe da dire “Te piacerebbe”. Gli esseri umani sono molto più complessi di così!
      Stessa cosa per Logan. Sarà stata benissimo quella bambina molto meno problematica e quindi gli esperimenti non avrebbero dovuto avere successo, ma inveve alla fine è diventata un killer sul serio, vendicativa, crudele, priva di ogni compassione. Emily si è trasformata nell’opposto. Credo che qui si entri in un discorso molto articolato su cosa definisce l’essere umano, se i geni, se il contesto, se gli eventi capitati. E credo sia molto positivo il messaggio che lascia, cioè che alla fine non siamo il prodotto di quello che ci succede, per fortuna!
      Harlow ce l’aveva con Emily perché lei gli dava la caccia come agente FBI. Era il suo caso, era lei la responsabile. Ho immaginato che Logan avesse aspettato il momento giusto per trovare qualcuno che ce l’avesse con Emily e visto il suo lavoro, l’occasione si sarebbe presentata sicuramente. Anche io non credo abbia ucciso nessuno, ma sarà interessante vedere come gestiranno la cosa nella seconda stagione, che io mi auguro quantomeno che abbia un inizio un po’ più calmo in cui Emily sta qualche tempo con la gente a fare vita normale, per darci un attimo di tregua 😀
      Condivido che Nick non è stato interpretato né scritto male. Era un personaggio negativo nel senso peggiore rispetto a “crudele” in senso classico.

      • Elena

        24 novembre 2017 at 00:04

        Ah ok, quindi era “solo” per quello che Harlow ce l’aveva con lei, pensavo che c’era qualcosa di più che mi ero persa.
        Sono d’accordo sulla complessità delle persone e sull’imprevedibilità del loro sviluppo. Una delle cose che mi è piaciuta di più è stata l’umanità dei personaggi nel senso più letterale, erano umani con i loro difetti. Non c’è nessuno che puoi idealizzare e alla fine anche in Logan puoi trovare, come dice Tommy, una certa compassione per quello che l’ha portata a diventare così.
        Mi piace che gli agenti FBI non sono tutti belli e perfetti, anzi, che di una famiglia facciano vedere le dinamiche complicate come quella tra un figlio che si sente messo da parte per la sorella adottiva o delle paure di Alice (che in alcuni momenti ho detestato, come la scena in piscina con Flynn e Emily) ma che sono del tutto comprensibili. Spero che di tutto questo ci daranno qualcosa in più nella seconda stagione perché di appigli ne hanno lasciati molti per andare avanti.
        Warren è un personaggio bellissimo, è anche quello che ci fa capire tanto dei figli anche con poche battute e mi sembra quello che tenga Emily ancorata alla sua vita e le dia stimoli per ricominciare.
        Se devo chiedere qualcosa alla S2 vorrei qualche sorriso di Stana in più. Mi sono mancati.

        • Syl

          Syl

          24 novembre 2017 at 10:13

          Non credo di aver capito il senso di “idealizzare”? Perché pensandoci io posso idealizzare personaggi, ovvero considerarli modelli a cui aspirare, pur riconoscendo la loro profonda umanità, che è anzi il motivo per cui li ammiro in the first place, il fatto di vederli alle prese con le problematiche di tutti (diverso da problemi) e vederli, per esempio, scegliere la strada dell’umanità (in senso elevativo) invece che della meschinità, se pure giustificabile, per esempio quando Emily si presenta da Nick. Che lui sia una persona che non merita nulla non implica che mi debba porta via il dono della *mia* gentilezza. Intendevi idealizzare nel senso di ammirare perché privi di difetti? Perché poi personaggi del genere diventano flat al secondo minuto, temo. Per fortuna non è andata così. Alice, che nomini, a me è piaciuta. Ovvio ho avuto dei moti di non sopportazione, ma nell’economia della storia è stata preziosa, a mio modo di vedere. Potevano stereotipare moltissimo tutti e non lo hanno fatto. Absentia è un thriller con una componente personale/personaggistica più forte che non il classico tf di azione. Lo apprezzo molto, anche perché mediare tra azione e scene di approfondimento psicologico è una difficoltà in più.

          • Elena

            27 novembre 2017 at 23:41

            Quello che dici tu è giusto, ma spesso nelle serie si tende a creare un “buono” che sia quasi perfetto. Qui no, Emily non lo è, ha dei difetti e la cosa che mi ha colpito di più, è mettere in evidenza quelli di bambina, quando solitamente sono tutti pronti a far vedere i bambini come esseri “angelici”, invece qui no e questa cosa mi ha colpito e mi è piaciuta molto.
            Cmq nell’economia di una serie, anche arrivare a detestare un personaggio lo ritengo qualcosa di positivo. La cosa grave è quando restano del tutto indifferenti, perchè vuol dire che sono inutili e forse l’unico che è andato vicino all’esserlo qui è stato Tommy.
            E volevo anche fare una menzione per l’attore che fa Charles, Ricky Champ, che mi ha colpito molto. Credibile e non una caricatura, cosa che sarebbe stata facilissima da fare visto il personaggio, invece no, è stato bravissimo soprattutto nel dialogo con Nick.

          • Syl

            Syl

            28 novembre 2017 at 11:54

            Ciao Elena, bentrovata! È bello quando passano le settimane e c’è ancora chi ha voglia di parlare di un telefilm, soprattutto considerando che è martedì ed è più o meno l’orario in cui mi accingevo a iniziare il lungo parto viaggio della recensione.
            Siamo d’accordo su quasi tutto allora! Quello che scrivi a proposito di Nick, Tommy e Charles è esattamente quello che ho scritto nelle recensioni nel corso del tempo, magari ti è sfuggito (so’ tante righe, lo so XD, è che mi sembra onesto analizzare tutto perbene senza saltare niente).
            In ogni caso la recensione è sempre avara di spazio, quindi grazie per l’occasione che mi dai di parlarne in modo più esteso.
            Nick è un personaggio negativo e quel che è stato molto coraggioso, a mio avviso, è non aver cercato di portare avanti la figura dell’eroe maschile a ogni costo, magari con redenzione finale (come suggeriva credo Appassionato, poteva morire per salvare tutti. Bel gesto, ma meh per l’economia della serie, come dici tu). Absentia è un telefilm, e lo ripeto perché ci credo totalmente, molto onesto e in qualche modo essenziale. In un commento avevo scritto “grezzo”, ma non nel senso di “ancora in sviluppo per arrivare allo splendore del diamante”, proprio puro nella sua essenzialità, appunto. Non ha bisogno di orpelli, come non ne aveva bisogno il paesaggio, a cui la storia è legata metaforicamente. Non fa sconti, non ci fa vedere cose come ci piacerebbe che fossero. Avrei infiniti esempi da fare, ma famo davvero notte.
            Nick è un personaggio rappresentato in tutta la sua umanità, nel senso di rappresentare un tipo di essere umano con certe caratteristiche che, paragonate agli altri personaggi, ce lo fanno vedere come meno capace di reagire alla realtà dei fatti in modo proattivo. È una visione onesta della realtà della moltitudine di esseri umani. Non esistono solo le Emily o i Warren. E che alla fine ci faccia venir voglia di picchiarlo forte è indice che il personaggio ha saputo entrare dentro di noi e farci interagire con lui, anche nostro malgrado. Ci ha quindi coinvolto e “acchiappato”. Non devono per forza piacerci tutti e non devono tutti avere una parabola di redenzione. C’è chi sprofonda anche più in basso.
            Tommy, come ho detto in questa recensione, è il personaggio che ha ricevuto il peggior servizio narrativo nella storia. Ricky Champ, se non erro ne ho parlato nella 1×09, è stato straordinario anche se il minutaggio è stato limitante. Così come la ragazza (l’attrice di Poldark) che aiuta Emily sviando le persone preposte al controllo della sala dentro all’ospedale psichiatrico. Ma in generale tutti quei personaggi (compreso l’uomo con la vestaglia trafugata), sono stati ottimamente messi in scena. Era un attimo saturarli, sovraccaricandoli.
            Riguardo ai bambini hai esempi da fare? Perché non mi sovvengono bambini “angelici” e insieme protagonisti. Di soliti i bambini, come si diceva in altra sede e altro telefilm, tendono a scomparire dalla storia (e in questo caso sono “flat character), mentre quando sono protagonisti di solito ci vengono mostrati in ogni loro sfaccettatura, spesso quelle più irritanti. Qui si va oltre perché l’analisi su Little Emily doveva avere un profilo prettamente psicologico/psichiatrico in senso ufficiale, dovendo ai fini della trama del thriller psicologico, era il “peccato originale”, il catalizzatore della vicenda, in un certo senso.

    • appassionato

      23 novembre 2017 at 13:24

      Se posso, direi che sei entrata nel campo dei difetti della trama. Che ci sono ed è evidente ma che io personalmente sono portato a trascurare per lasciarmi trasportare dalla storia emotiva, come faccio sempre. D’altra parte, più che altro hanno voluto creare un film d’azione e tensione e forse ci vorrebbero più di 10 episodi per poter trattare tutta la faccenda in maniera più esaustiva. Spiegone finale escluso, di Emily non sappiamo niente riguardo al suo passato e nemmeno in qualità di agente FBI, tant’è che ancora non mi spiego come una determinata e volitiva come lei si sia innamorata di uno come Nick (personaggio fin troppo esagerato nella sua idiozia: cosa credeva, che la madre volesse annegare il figlio, oltretutto lì davanti a loro? Ottuso, proprio). A proposito, vedo che ora ti sta simpatico…(cit. Beckett).
      Non ho idea se nella seconda stagione approfondiranno il tutto o si dedicheranno a nuove avventure.
      Sul fatto che Emily abbia ucciso, sia prima che adesso Logan, credo si debba tener conto che trattasi di agenti addestrati anche ad uccidere, non di ragionieri o segretarie, quindi in qualche modo più assuefatti a quell’evenienza. Non dico sia una giustificazione, ma probabilmente un modo diverso dal nostro di concepire l’idea di farlo, se non altro per abitudine o necessità.
      Comunque, non so se faccio bene, ma confesso che, immedesimandomi nella storia, ho provato una tale rabbia per tutto quello che è successo, che un paio di coltellate a Shen forse gliele avrei date anch’io.

      • Elena

        27 novembre 2017 at 23:42

        Quelli che saranno difetti di trama, per me, si potranno capire meglio nella prossima stagione, vedremo se alcuni buchi saranno colmati in qualche modo o no. Se fosse una serie chiusa con 10 puntate si potrebbe dare un giudizio diverso e definitivo, ora no, anche perchè tutto potrebbe essere usato come spunto per continuare in una direzione o in un’altra.

  6. Barbara Bruno

    7 dicembre 2017 at 18:06

    Mi ero persa questa recensione. Io posso dire solo la mia su Nick, per quanto disprezzabile sia il suo comportamento riguardo ad Emily, io ci ho visto solo un padre e un marito che voleva salvare e proteggere la sua famiglia. Visto tutte le prove contro di lei, era plausibile in un certo senso che avrebbe dato la colpa a lei di tutto. COn questo non voglio dire che abbia agito bene o con razionalità, ma non ha agito nemmeno per cattiveria secondo me. Anche a me ha dato fastidio quando ha spinto via Emily mentre voleva salvare suo figlio. Però quella scena in cui si chiariscono mi è rimasta impressa. Perchè ognuno di loro ha capito di aver sbagliato, e si sono perdonati a vicenda. Per il resto sono d’accordo su tutto. Tranne che per Tommy e Emily che insieme proprio non ce li vedo.

    • Syl

      Syl

      7 dicembre 2017 at 18:54

      Ciao Barbara, grazie per il commento (questo e gli altri) e grazie per aver portato il tuo punto di vista su Nick, speravo infatti che qualcuno avesse voglia di dare la propria opinione in suo favore e una nuova prospettiva e spunto di riflessione. Alla prossima e buon week end lungo 🙂

      • Barbara Bruno

        8 dicembre 2017 at 14:12

        Ciao Syl, grazie a te per questa attenta e dettagliata recensione.
        Io penso che ogni personaggio in questa serie non sia nè bianco nè nero, ma abbia molte sfumature, Emily inclusa. Ci vengono presentati personaggi umani, con i loro pregi e difetti. Ognuno di loro pensa di essere nel giusto e di fare la cosa giusta anche se poi fanno molti errori. Ma tutti sbagliamo ed è per questo che ognuno di noi si può ritrovare in ciascun personaggio della serie, a seconda dell’esperienza che abbiamo avuto. Stana stessa mi pare abbia detto in un’intervista che i personaggi non sono del tutto affidabili. Per quel che riguarda Tommy, invece, penso sia il personaggio meno riuscito della serie. Secondo me ha poca sostanza, poco spessore. E’ scialbo, trasandato, svogliato. Lo trovo insipido. Per questo mi dispiace un pò la scelta di metterlo in coppia con Emily, perchè Emily è totalmente l’opposto. E’ una persona coraggiosa, forte, determinata, e sinceramente non ce li vedo proprio insieme. Magari nella prossima stagione si svilupperà qualcos’altro. Staremo a vedere. Grazie e buon weekend lungo anche a te.

        • Syl

          Syl

          8 dicembre 2017 at 14:34

          Ciao! Grazie di essere tornata a specificare il tuo punto di vista. Mi piace molto quello che dici sul fatto che vediamo pezzi di noi stessi nei personaggi, questo sicuramente ci rende più o meno vicini a qualcuno di loro (e anche la nostra “irritazione” nei confronti di qualcuno può essere analizzata per andare in profondità, in una sorta di lavoro interiore che serve anche a noi), ma soprattutto dimostra quanto Absentia abbia presentato dei personaggi a tutto tondo che non si sono limitati a incarnare dei semplici tratti bidimensionali. Naturalmente tenendo conto che, essendo un thriller, doveva comunque per forza di cose tenere un ritmo serrato e un certo tipo di suspance.
          Ho capito meglio il tuo discorso su Tommy-Emily. Sì, concordo sul fatto che essendo un personaggio poco incisivo, sia quasi uno spreco volerglielo affibbiare (ho capito giusto?). Il mio spingerla a uscire con lui (in modo ironico) era perché, nel loro scambio, ho intravisto una Emily che quasi si stupiva di essere approcciata come donna e non solo come assassina-colpevole-latitante-nemica. Credo che per lei sia stato terribile soprattutto essere identificata con una persona costantemente negativa e che potesse far tanto male alla propria famiglia, più che la legittima indignazione per il sospetto di essere una serial killer a sangue freddo. Perché è di fondo, io credo, una persona gentile, se pur con pregi e difetti e la sua complessità umana. Mi è sembrata un ritorno alla normalità, il rendersi conto che era finalmente libera perfino di venire coinvolta in un innocente tentativo di flirt. Ma indubbiamente è vero che merita un uomo alla sua altezza, su questo sono d’accordissimo con te!

          • Barbara Bruno

            9 dicembre 2017 at 11:12

            Esattamente! 🙂 E’ stato un piacere leggere le tue recensioni e commentare il mio punto di vista. Alla prossima stagione! 😉

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.