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A Star Is Born… e già lo sapevamo

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Dopo settimane di campagna promozionale pressante e onnipresente, ipotesi di complotto ai danni di “Venom” e interviste fiume in cui Lady Gaga, Bradley Cooper e Sam Elliott si incensavano a vicenda, eccomi pronta, biglietto in mano per godermi il film in sala.

135 minuti dopo ne sono uscita, ammetto, alquanto perplessa.

Ma di cosa parla? Brevemente: Jack, cantante country alla deriva, incontra una sera Ally che si esibisce in un drag bar in una versione de “La vie en rose” di Edith Piaf. L’incontro è una folgorazione per entrambi, sia dal punto di vista sentimentale che musicale. Con la rivelazione al mondo del talento di Ally, arrivano i contratti discografici e mentre la carriera di lei sale verso vette sempre più alte, lui precipita sempre di più preda dei suoi demoni.

I problemi principali della pellicola sono due:

  • l’hype eccessivo, volto a spingere un film altrimenti difficile da promuovere.
  • Bradley Cooper tutto fare. La buona volontà e l’impegno, oltre che l’indubbio talento ci sono, eccome se ci sono! Il problema è che la volontà di fare tutto bene, ha fatto sì che spesso si focalizzasse troppo sul dettaglio e perdesse di vista la panoramica generale peccando, paradossalmente, di superficialità in alcuni momenti.

Il film si divide sostanzialmente in due parti: una prima parte molto bella e ben fatta. Coinvolgente e ben ritmata. Una seconda molto lenta, a tratti noiosa e malata di manierismi superflui. Con la discesa agli inferi del personaggio di Jack, si ha una discesa generale della qualità del film che sconfina nel melodramma e giunge alla sua conclusione con una certa rassegnazione da parte dello spettatore.

Ci sono errori di continuity: primo fra tutti, le remore di Ally a seguire Jack dove li porta il destino perché “è un alcolista, papà e sai cosa significa” e poi letteralmente due minuti dopo, in un impeto non spiegato, lei molla tutto, accetta di andare ad un suo concerto e non solo, ma soprattutto non ci viene mai detto cosa significasse quel “e sai cosa significa”.

Ciononostante, il film non è assolutamente da buttare: resta un buon prodotto, è interessante da guardare, ma ciò è soprattutto grazie ad alcuni fattori tutt’altro che di secondo piano:

  1. Lady Gaga: immensa, strepitosa. Se qualcuno avesse ancora dubbi sul suo talento, dovrebbe guardarla cantare LIVE tutte le canzoni del film.
  2. Bradley Cooper che dimostra di saper cantare benissimo oltre ad essere un ottimo attore drammatico.
  3. Il Cast: Sam Elliot, Dave Chappelle su tutti.
  4. La colonna sonora: coinvolgente con alcuni brani veramente bellissimi.

Vi lascio con una bellissima riflessione di Lady Gaga in un’intervista con Stephen Colbert: quando Stephen loda il suo apparire acqua e sapone nel film “come sei veramente”, Lady Gaga risponde dicendo che quella del film, coi capelli castani e senza trucco, è Ally. Lei, Lady Gaga, è quella coi capelli biondo platino e lo stile a tratti stravagante. Fosse sincera o meno, la frase fa riflettere molto su cosa veramente ci faccia sentire noi stessi. Ad esempio, io non sono riccia naturale ma da quando ho fatto la prima volta la permanente, mi sento e vedo me stessa molto di più di quando ero wannabe liscia. Ed il tema dell’identità, della fedeltà a se stessi, è qualcosa che serpeggia lungo il film, fino alla sequenza finale in cui i capelli di lei tornano castani.

 

 

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