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A Natale puoi… anche sforzarti di essere una persona empatica

Siamo sotto Natale, e quale momento migliore per parlarvi dell’empatia?

Credo proprio che un piccolo reminder al significato di empatia sia necessario, perché ancora troppe persone confondono l’empatia con il termine “simpatia”.

Partiamo da una cosa semplice, ovvero la definizione di “empatia”:
Capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro. – Enciclopedia Treccani
Quindi: l’empatia è la capacità di comprendere l’emozione di un’altra persona, anche senza condividere la sua visione delle cose. Mentre la simpatia è provare le stesse emozioni dell’altro.

Facciamo un esempio:
se una nostra amica è in ‘una giornata no’, possiamo comprendere ciò che sta provando, perché ci sarà capitato più di una volta di trovarci in una situazione simile.

Ora, se stiamo pensando che la cosa migliore per aiutare la nostra amica sia quella di iniziare a raccontare tutte le volte in cui abbiamo litigato NOI con i NOSTRI genitori: non siamo empatici ed empatiche. Stiamo soltanto mettendo al centro dell’attenzione le NOSTRE emozioni ed esperienze, trascurando totalmente le emozioni della nostra amica.
Vedete il fazzoletto bianco che sventola dicendo ‘addio’ ad ogni forma di empatia, comprensione dell’altro e dello stare vicino all’altro? Ecco.

Vi sarà sicuramente capitato che mentre stavate parlando di qualcosa che vi è successa e che vi faceva provare un’emozione forte (positiva o negativa), arrivasse quel soggetto a raccontare la sua esperienza personale. E sicuramente avreste voluto tirargli una testata per farlo tacere; ma siamo in una società e voi siete cittadini modello e sapete bene che la violenza non è MAI la mossa giusta, quindi siete riusciti a trattenervi e vi siete accontentati di insultarlo nella mente in ogni modo possibile.

Ciò che ho appena descritto, concordo con voi, è una cosa irritante. Insomma, per una volta che siamo al centro dell’attenzione e stiamo parlando delle nostre emozioni, arriva Tizio che ci rovina la piazza: irrispettoso nei nostri confronti. Ma chi non è mai stato “Tizio” nella sua vita?

Essere empatiche ed empatici non è una passeggiata, proprio perché ci viene automatico essere il Tizio della situazione. Però una cosa è certa, una cosa giusta Aristotele l’ha detta: per essere virtuosi bisogna fare azioni virtuose. Secondo Aristotele, l’abitudine sta alla base della virtù: se ci si impegna a fare azioni virtuose, diventerà automatico farle, perciò fare azioni virtuose diventa un’abitudine. Si diventa virtuosi, dal punto di vista di Aristotele, perché faremo azioni virtuose senza neanche rendercene conto.
Questa concezione può essere benissimo applicata, a mio avviso, all’empatia: se acquisiamo l’abitudine di essere empatici ed empatiche, allora diverremo empatiche ed empatici, perché ad un certo punto, a furia di impegnarci ad esserlo, ci verrà automatico comportarci in tal modo, senza neanche rendercene conto.

Penso (e non solo io ma innumerevoli psicologi, pedagogisti e filosofi) che l’empatia stia alla base di ogni relazione umana: tutti noi Esseri Umani abbiamo bisogno di sentirci compresi, ascoltati, capiti. Tutte le persone hanno bisogno di sentire un supporto da parte di un’altra persona: l’empatia è un fattore fondamentale della nostra umanità, quindi impegniamoci.

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