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Rubriche & Esclusive

Express yourself

Confesso che la mia prima intenzione era quella di scrivere un articolo ispirandomi a The Last Man on Earth; poi, però, man mano che andavo avanti con le puntate, sono stata costretta a cambiare idea perché, ad ogni episodio, mi saliva un nazismo che neanche Adolfo sarebbe stato in grado di sopportare, principalmente per un solo, semplice, ma fondamentale motivo: i personaggi sono degli emeriti idioti.
Ora, ammetto che, pur non avendo finito di vedere tutte e tre le stagioni (mea culpa), effettivamente una puntata tira l’altra, perché sicuramente l’idea di fondo è molto buona e sì, il più delle storie in cui sono coinvolti i personaggi fanno ridere e, di conseguenza, ti tengono attaccato allo schermo; ma, porcaccia la miseria, è possibile che, tra tutte le cose che devono essere fatte e per cui bisogna preoccuparsi nel momento in cui si è rimasti in sette in tutto il fottuto globo, questi si perdano a giocare a fare i gelosi l’uno con l’altra, senza, per esempio, preoccuparsi di ridare vita ad una civiltà, con tutti gli annessi e connessi del caso? È possibile che sia più importante festeggiare il Natale, piuttosto che dedicarsi a quelle quattro nozioni di medicina, indispensabili per risolvere casi base, in modo da evitare che qualcuno ci lasci le penne (come, del resto, succederà)? Non lo so, probabilmente sono io non in grado di cogliere e apprezzare la grandezza di questa serie TV, però certe cose non mi sono proprio andate a genio.
Così, disperatamente, mi sono messa a cercare qualcos’altro, qualcos’altro che però mi lasciasse davvero uno spunto significativo su cui riflettere e – per la serie “ogni tanto una gioia per la sottoscritta” – dopo tanto peregrinare, finalmente l’ho trovata: sto parlando di My Mad Fat Diary, una serie britannica del 2013, naturalmente non doppiata in italiano (quindi, nel caso in cui decideste di darci un occhio, sappiate che dovrete cuccarvela sottotitolata).

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La protagonista, Rae, è una sedicenne affetta da obesità e da autolesionismo, tant’è che tenterà il suicidio a causa delle ripetute prese in giro da parte dei compagni di scuola e a causa dell’instabile e insano rapporto con la madre.
Detta così, sembra una tragedia: ma vi assicuro che però le occasioni per farsi quattro risate non mancano, soprattutto grazie all’autoironia insita nella protagonista.
Ora, ciò che effettivamente mi spinge a parlare dell’argomento ‘disturbi alimentari’ (attuale come non mai, per come la penso io), è che anche io, all’età di diciassette anni (il periodo del liceo, si sa, è IL periodo stupido per antonomasia), ho avuto un momento in cui potevo essere affetta dal problema opposto della nostra protagonista, ovvero l’ossessione nei confronti della magrezza, perché i canoni imposti dalla società ci vorrebbero perfette in tutto, cosa che, pensandoci su un momento, è irrealizzabile. Ed è proprio il messaggio di fondo di questo teen drama che aiuta a capire che cosa sia veramente importante, ovvero che nella vita non serve essere belli o brutti, magri o grassi, popolari o meno: ciò che conta, è avere una personalità, qualcosa che veramente ci distingue dagli altri, che ci renda unici, e quindi in grado di avere gente attorno (meglio pochi ma buoni, per come la vedo io) che desideri stare con noi, e non con le figurine che rappresentiamo.

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Tante belle parole che poi sono difficili da mettere in pratica, e me ne rendo conto io in primis, perché la realtà di un telefilm è sempre più edulcorata rispetto alla realtà reale, in cui difficilmente la cicciona di turno riesce a conquistare il cuore del più bello e tenebroso di tutto il college da lei frequentato; ma, man mano che si cresce, a parer mio, si fa largo sempre di più l’idea che siamo unici in tutta la faccia della Terra, e non perché abbiamo un corpo perfetto, un sorriso smagliante o una bellezza tanto prorompente da far girare tutti quelli che ci incontrano per strada: è la personalità che lascia un graffio nelle anime altrui, ed è anche il motivo per cui, forse, un giorno, verremo ricordati.
Insomma, quello che sto cercando di dire è che l’importante è essere fighi, e figo non è affatto sinonimo di bello: ha molto più senso puntare sui propri talenti, sulla propria intelligenza e simpatia, sopratutto perché il fascino deriva, secondo me, da queste qualità, e non da qualcosa che è destinato a svanire con il passare del tempo. Puntare solo ed esclusivamente sulla bellezza (che, per l’amor di Dio, non nego sia d’aiuto per molte cose) è come avere un contratto a tempo determinato, significa scommettere su qualcosa che ha già in sé una fine certa.
Dunque, ciò che mi sento di consigliare a tutti – senza passare per la donna vissuta che non sono – è: express yourself, sempre e comunque.

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