7 Luoghi comuni sulla scuola nelle serie tv

Questo sarà il mio primo settembre senza la preoccupazione del ritorno a scuola o delle sessioni di recupero, ma non per questo mi sento meno solidale con gli altri poveri studenti in crisi che dovranno rinunciare alle giornate di binge watching per tornare a tempo pieno sui libri. Così ho deciso di stilare questa classifica sui luoghi comuni che le serie americane ci propinano da anni su un mondo scolastico di pura fantasia che nulla ha a che fare con i nostri zaini stracolmi e il disagio delle vere aule studio.

LOOK IMPROBABILI

Dimenticate felpe, jeans e converse consumate: in ogni liceo seriale che si rispetti, camminare per i corridoi equivale a calcare un red carpet. Gonne inguinali, abiti firmati e tacchi vertiginosi sono la divisa d’ordinanza se non si vuole finire al tavolo dei reietti.

LO ZAINO E’ SUPERATO

E giusto per adeguarci al look mi pare ovvio che anche solo l’idea di un Eastpack consumato faccia ribrezzo. Se non metti i tuoi quaderni in una Balenciaga non sei nessuno. Capisco che l’uso degli armadietti li risparmi dal doversi trascinare un peso cinque volte superiore al proprio sulle spalle – e grazie al quale il mio ortopedico può pagarsi l’IMU sulla seconda casa – ma almeno evitate la borsa moda e non fateci rosicare così tanto.

COMPUTER IBERNATI A VITA

In comune con i loro colleghi hacker, anche per i più impacciati studenti seriali i computer hanno batterie infinite che sembrano non esaurirsi mai. I cavi di alimentazione praticamente non esistono e così si evita anche la peregrinazione in aula studio alla disperata ricerca di una postazione con presa di corrente.

IL PROFESSORE FIGO

O la professoressa gnocca, qui non si fanno discriminazioni. Seguendo particolari congiunzioni astrali questo fenomeno può verificarsi talvolta anche nel mondo reale, ma è l’assidua frequenza con cui si manifesta nell’universo telefilmico ad avere dell’incredibile. Ovviamente con il professore figo il complesso di Pacey Witter ci va a braccetto, per cui le probabilità che cotanta manzitudine ben istruita venga sfruttata per una love story che viaggia di pari passo con l’abuso di minore sfiorano praticamente il 100%.

BUONI VOTI SULLA FIDUCIA

La fiducia è l’unica spiegazione possibile, perché nei telefilm nessuno studia mai: tutti sono impegnati a vivere love story epiche, risolvere omicidi e misteri vari, e far fronte ad apocalissi sovrannaturali un semestre sì  e l’altro pure. Praticamente uno studente medio ha già avuto a 17 anni una vita decisamente più interessante di quella che voi potrete mai vivere – e forse è anche per questo che reclutano degli attori trentenni, perché mostrino una faccia vissuta.

GENITORI ASSENTEISTI

Dato che lo studio ha così poca importanza rispetto alla conquista del professore figo, non mi stupisce che i genitori tengano il rendimento scolastico dei figli su un gradino molto basso della loro scala delle priorità, probabilmente appena sopra la pulizia delle fughe delle mattonelle del bagno. Non so voi ma mia madre ha continuato a controllare i miei voti anche all’università, facendo sempre un’attenta conversione da trentesimi a decimi.

LE SCRIVANIE NON ESISTONO

Nei rari momenti in cui gli studenti  effettivamente studiano, lo fanno nella posizione meno congeniale dell’universo: sdraiati sul letto. Vestiti di tutto punto – perché la tuta o il pigiamone sono concepiti solo in caso di estrema crisi sentimentale con secchiello di gelato corredato – sdraiati a pancia in giù con i piedi in alto sgambettanti come nelle migliori cartoline delle vacanze in riviera.

Fatemi sapere nei commenti se avete altri clichè da suggerire e buon ritorno a scuola!




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Al
Universitaria in crisi con la passione per libri e serie TV. Le piace pensare di essere nerd-chic, un po’Blair Waldorf e un po' Jessica Day, come una versione di Downton Abbey con le spade Jedi. Vagamente svampita nella realtà di tutti i giorni, quando si tratta di telefilm è sempre super attenta a non perdere nuove uscite e news. Cita frasi di Lost come fossero il Vangelo, vorrebbe un nonno come Walter Bishop e il suo motto nella vita resterà sempre “Save the cheerleader. Save the world”

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