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5 grossi sì (e due no) per “Mayan M.C.”

Se come me avete amato “Sons of Anarchy”, allora sicuramente aspettavate con ansia l’uscita di questo spin-off.

Devo ammettere che a quest’ansia era anche misto un po’ di timor panico che la serie si rivelasse solo una brutta copia del suo predecessore.

Questo pilot, uscito con gradito e sorprendente anticipo, mi ha invece largamente convinto. Ecco i cinque motivi per cui mi ha entusiasmata:

  1. L’atmosfera. È innegabile che il panorama messicano spiani la strada a nuove, interessanti prospettive soltanto vagamente immaginabili in quel di Charming: il più stretto legame con il cartello e la rivolta in atto sono senza dubbio nodi narrativi estremamente promettenti e intriganti.
  2. La colonna sonora. Impossibile non notare la colonna sonora, come sempre azzeccatissima e potente e totalmente in linea con il tono dello show.
  3. Ez. Inizialmente il personaggio di Ezekiel mi ha fatto un po’ storcere il naso, perché temevo che avrebbero fatto l’errore di cercare di renderlo una pallida ombra di Jax. Gli elementi c’erano tutti: l’animo poetico e tormentato, l’amore giovanile, il genitore venuto precocemente a mancare.
    A JD Pardo manca però quell’aura tormentata e innegabilmente romantica che ha sempre trasudato dall’interpretazione di Charlie Hunnam. Proprio per questo ho tirato un enorme sospiro di sollievo quando hanno introdotto la storyline dell’accordo con la DEA, donandogli una caratterizzazione inedita e inaspettata.
  4. Aria di cambiamento. “Sons of Anarchy” ha sempre avuto come colonne portanti la fratellanza fra i membri e la fedeltà nei confronti del club. In questo frangente Sutter sembra invece aver deciso di puntare su qualcosa di diverso.
    I membri del club sono sì leali al gruppo, ma non esitano a mettere in discussione le decisioni del presidente e a prendere contromisure anche estreme per garantire un futuro ai Mayans.
    Questo ha garantito un certo clima di freschezza ed ha evitato che si creassero spiacevoli paragoni.
  5. Il cambio di prospettiva. “Sons of Anarchy” è stato raccontato attraverso gli occhi di una persona in una posizione di potere all’interno del club.
    Ho apprezzato quindi moltissimo la decisione di mostrarci un punto di vista completamente differente, quello di un individuo che non è ancora un membro vero e proprio e non ha quindi il diritto di sedere al tavolo e di esprimere il suo voto.

Ho trovato solamente due nei in un primo episodio altrimenti impeccabile.

  1. La comparsa seppur fugace di Gemma mi aveva illusa che avrei avuto modo di rivedere anche altri volti amati. Sono rimasta perciò molto delusa quando a dare soccorso ai Mayans non sono arrivati Chibs e soci.
  2. Almeno per ora, nessuno dei personaggi ha mostrato una personalità forte che gli permettesse in qualche modo di distinguersi.
    Probabilmente questa sensazione si dissolverà con l’andare degli episodi, ma ad un primo impatto rimane secondo me il “problema” maggiore di questo spin-off.

Cosa ne avete pensato di questo pilot? Vi ha convinto oppure pensate che lo show non sarà all’altezza del suo predecessore?

Fatecelo sapere nei commenti!

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