3 cose che ho odiato nella nuova stagione di “Mozart in the jungle” (e 2 che invece mi sono piaciute)

Partiamo dal presupposto che “Mozart in the jungle” mi piace un sacco e che ho assolutamente adorato le stagioni precedenti, a parte la discutibilissima parentesi della Fiamma a Venezia.
Potete quindi immaginare con quanta gioia e palpitante attesa mi sia apprestata alla visione di questo quarto gruppo di episodi, solo per ritrovarmi preda della più cocente delusione (avrei voluto usare la parola disgusto, ma il trauma è ancora fresco e non voglio sbilanciarmi troppo).

Ecco le tre ragioni principali per cui secondo me questi dieci episodi hanno rappresentato la fossa delle Marianne di questo show… speriamo solo che gli autori abbiano polmoni grandi come autocisterne per affrontare la risalita!

    1. Rodrigo. Così, secco, in tutte le sue forme e manifestazioni. Nelle prime stagioni Rodrigo poteva apparire geniale, creativo, eclettico ed estroso, con le sue piccole grandi stranezze e tutte le pose da artista imprevedibile. Quelle stesse peculiarità, prive del sostegno di un vero e proprio percorso di maturazione, hanno ridotto il personaggio a una macchietta bidimensionale, condannata a ripetere a pappagallo le stesse battute e a rifare inevitabilmente gli stessi errori una volta dopo l’altra.
      In questi dieci episodi Rodrigo è riuscito a rendersi di fatto insostenibile, prima con la storia del ripetere incessantemente di essere il ragazzo di Hailey (ok, poteva essere divertente le prime tre volte, ma alla ventesima il mio unico desiderio era ormai quello di cavare gli occhi agli autori), poi con il suo immenso egocentrismo, che lo ha portato in più di un’occasione ad ostacolare e mettere addirittura in ridicolo la persona che amava, nonostante questa avesse ripetutamente cercato di metterlo in guardia. Incapace di capire, ha inesorabilmente scavato la fossa a una relazione che poteva essere grandiosa, ma che si è rivelata invece di una pesantezza unica.
      La goccia che ha fatto traboccare il vaso della mia sopportazione è stata la perdita di Mozart, che avrebbe potuto essere sviluppata in maniera interessante, ma che invece ci ha rimandato solamente il ritratto di un uomo petulante e infantile, totalmente incapace di gestire in maniera adulta il suo lavoro e la sua ispirazione.
      L’unica cosa che lo ha riabilitato seppur in minima parte ai miei occhi è stata la sua decisione di lasciare che fosse Hailey a dirigere la New York Symphony nell’episodio finale, anche se pure questo gesto grandioso è stato in parte dettato e quindi offuscato dalla sue necessità di fuggire per ritrovare se stesso, ignorando egoisticamente le ripercussioni che il suo gesto avrebbe potuto avere sui suoi amici e colleghi (una su tutti, Gloria).
    2. La relazione fra Rodrigo e Hailey. Ci hanno messo tre anni a costruire questo rapporto con la massima cura e delicatezza ed è bastata una manciata di puntate per buttare tutto al vento, soprattutto, mi duole dirlo, per “colpa” di Rodrigo, che da Hailey ha preteso tanto senza riuscire a focalizzarsi in maniera concreta sui suoi bisogni.
      La sua immaturità lo ha portato ad ignorare completamente i tentativi della ragazza di instaurare un dialogo su argomenti che non lo riguardassero in prima persona e la loro storia è stata costruita in maniera così maldestra che a metà stagione stavo pregando tutti i Santi del Paradiso perché intervenissero in qualche modo a separarli, salvando gli spettatori da un’agonia interminabile e ingiusta.
    3. La quasi totale assenza dell’orchestra. La New York Symphony, che in passato era stata la terza protagonista di questa brillante commedia, in questa stagione di fatto non è pervenuta. A parte qualche breve accenno all’infortunio di Cynthya (la cui gravità avrebbe forse giustificato uno screen time maggiore e una storyline più significativa), le comparse dei musicisti sono state sporadiche e poco incisive e li hanno visti quasi esclusivamente relegati a fare da balia alla giovane orchestra di Rodrigo, alla quale il direttore si è disinteressato praticamente fin da subito.

C’è da dire che in mezzo a questo delirio sono comunque riuscita a trovare almeno un paio di aspetti che meritavano di essere salvati:

    1. La storyline di Hailey. Probabilmente molti non la penseranno come me, ma ho trovato la svolta nella carriera di Hailey inaspettatamente interessante. I suoi tentativi di farsi strada e di distaccarsi dalla presenza oppressiva del suo mentore e fidanzato me l’hanno fatta apparire molto più determinata delle scorse stagioni e la dinamica allievo/insegnante che si è instaurata con il maestro Pembridge ha fatto emergere il meglio di entrambi.
      Il momento in cui Hailey riesce a superare tutte le sue paure e si fa avanti per dirigere la New York Symphony, poi, è stato semplicemente grandioso e trionfale.
      Punti bonus per i suoi fantasmi, che si sono rivelati forse meno onnipresenti del Mozart di Rodrigo, ma irresistibilmente simpatici.
    2. Gloria e Thomas. Come la nostra Al ha avuto modo di farmi notare, loro sono i veri Raimondo e Sandra di questa serie, innamoratissimi eppure (o forse proprio per questo) sempre sul piede di guerra. I loro battibecchi e la loro rivalità hanno rappresentato una boccata d’aria fresca in una stagione altrimenti stantia e faticosa da seguire.

Bonus: Hiro Nakamura che smette di salvare le cheerleader per portare l’ingegneria robotica a un nuovo livello. Fukumoto è stato un personaggio irritante oltre ogni dire, ma Masi Oka rimane un mito e su questo non si può discutere.

E voi cosa ne avete pensato di questa quarta stagione? Vi è piaciuta o, come me, l’avete trovata non all’altezza delle precedenti? Fatemelo sapere nei commenti!




Continua a seguire Telefilm Addicted su Facebook e Telefilm Addicted su Twitter per rimanere sempre aggiornato sulle ultime news e iniziative.

MooNRiSinG
Nata come Elisa, fin da bambina dimostra un’inquietante e insopprimibile attrazione per i telefilm e per il bad boy di turno. Le domeniche della sua infanzia le trascorre sfrecciando con Bo e Luke per le stradine polverose della sperduta contea di Hazzard. Gli anni dell’adolescenza scivolano via fra varie serie, senza incontrarne però nessuna che scateni definitivamente il mostro che dorme dentro di lei. L’irreparabile accade quando un’amica le presta i DVD di Roswell: dieci minuti in compagnia di Michael le bastano per perdersi per sempre. Dal primo amore alla follia il passo è breve: in preda a una frenesia inarrestabile comincia a recuperare titoli su titoli, stagioni su stagioni, passando da “Gilmore Girls” fino ad arrivare a serie culto quali “Friends” ed “ER”. Comedy, drama, musical… nessun genere con lei al sicuro. Al momento sta ancora cercando di superare il lutto per la fine di “Sons of Anarchy”, ma potrebbe forse riuscire a consolarsi con il ritorno di Alec in quel di Broadchurch…

1 Comment

  1. Al

    Al

    5 aprile 2018 at 20:55

    Io sono d’accordo e non solo perché sono stata citata (motivo per cui, ci tengo a sottolinearlo, non ho ricevuto alcun compenso).
    In primis ho passato tre stagioni a fantasticare su una coppia Hailey-Rodrigo per poi arrivare a questa quarta stagione e continuare a ripetermi “forse insieme non mi piacciono poi così tanto”. Non capivo se fosse un problema dell’uno o dell’altra, ma alla fine sono arrivata alla tua stessa conclusione su Rodrigo. Lo stesso estro che me ne ha fatto innamorare, ora lo ha reso una macchietta comica, perché è mancato un vero sviluppo del personaggio. Va bene essere un genio tormentato e alla ricerca di se stesso, ma non può essere il lei motive di quattro stagioni con minime variazioni. Ad un certo punto quasi mi faceva rabbia Hailay, perché pensavo che lei stesse subendo l’evoluzione che invece sarebbe toccata a Rodrigo. Non ho tollerato granché anche il suo insistere sul fallimento e sul non essere in grado di portare a termine nulla, ma alla fine queste indecisioni hanno portato ad un qualcosa di grandioso come dirigere l’orchestra.
    Orchestra che è mancata da morireeee, quanto sono d’accordo!! Fortuna che c’erano Thomas e Gloria a reggere il tutto sulle spalle. Li si ama. Punto.
    Non ho ancora letto nulla su una quinta stagione, ma se ci sarà spero vivamente che l’aver ritrovato Mozart ridia un senso al personaggio di Rodrigo. Non sprechiamo così Gael Garcia Berba, dai.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.