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13 Reasons Why Netflix Recensioni

13 Reasons Why – Una terza stagione da dimenticare

Mi rendo conto di arrivare in ritardo con questo commento, visto che la terza stagione di “13 Reasons  Why” è andata in onda ormai lo scorso agosto.

Fino all’ultimo momento mi sono detta che non l’avrei guardata, che dopo la seconda stagione – per me quasi totalmente fallimentare – non valeva la pena vedere altro. Non so poi cosa mi abbia fatto recedere da questa ferma decisione, fatto sta che mi ritrovate qui, tredici (infiniti) episodi dopo a confermare la mia idea iniziale.

Ragazzi, questa terza stagione di “13 Reasons Why” non valeva la pena. Non valeva la pena di essere guardata, ma nemmeno di vedere la luce. Perdonate la franchezza estrema, ma per me è stata un disastro completo.

Le cose che mi hanno deluso e lasciato letteralmente basita di questa stagione sono talmente tante che non saprei nemmeno da dove iniziare. Per comodità andremo per punti.

IL TRAILER SPOILER

Già non partivo convinta, questa geniale mossa di marketing decisamente non ha aiutato. Lo scopo della stagione è scoprire chi abbia ucciso Bryce Walker, e fin qui… Il problema è che, quando questa stagione inizia, il suddetto Bryce non è morto. Capite quanto la cosa mi abbia indisposto. Il messaggio implicito che colgo è semplicemente che abbiano voluto montare un trailer ad effetto solo per accalappiare il pubblico. La cosa potrebbe anche starmi bene, il problema è che si è dimostrata solo la prima di tante scelte sensazionaliste che poi si sono rivelate basate sulla più totale inconsistenza.

13_Reasons_Why_Bryce_Walker_Morte

IL SENSAZIONALISMO A CASO

Per l’appunto. Io generalmente sono per il “show, don’t tell”, il cui senso però è giustificato dal fatto che mostrare determinate cose sia più efficace di una spiegazione verbale. Qui no: piazzano scene shock e poi non si prendono il minimo disturbo di approfondire la cosa, di sfruttare un’immagine per dare spessore psicologico ai personaggi e alle loro storie. Una scena su tutte:  l’aborto di Chloe. C’era bisogno di farci vedere quella scena? Di farci sentire il rumore dell’aspiratore? Per poi abbandonare completamente la ragazza a se stessa. Il suo personaggio non è stato fondamentale alla storia (tant’è che dall’aborto non sappiamo praticamente più nulla di lei), quindi quella scena è stato puro sfruttamento, pura volontà di impressionare il pubblico con scene forti.

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Sinceramente io non resto impressionata, ma solo allibita di come una serie che si propone di sensibilizzare il pubblico su determinate tematiche possa ripetutamente scivolare su cliché tanto stereotipati.

IL FALLIMENTO DELLA REDENZIONE DI BRYCE WALKER

Io qui non ho proprio capito. In tredici episodi è passato da mostro a buon samaritano a sociopatico ritrovato, senza un’idea chiara. Cosa hanno voluto farci capire con la sua storyline? In fin dei conti, la redenzione non è possibile, o non è possibile per  tutti? Bryce è stato, e sempre sarebbe rimasto, cattivo e quindi meritava di morire? Il resto del mondo è ancora più malvagio e gli ha impedito di cambiare? Io non ho capito, ma non credo di essere stupida. Credo, invece, che anche in questo caso avremmo meritato di vedere di più, di capire di più su questo personaggio.

Bryce ad un certo punto arriva alla consapevolezza del suo problema, ma a noi spettatori non viene fornito nulla di più se non quel barlume di autocoscienza e una infinita serie di cliché su genitori assenti e crescita diseducativa. Nulla di nuovo. E non si può basare un’intera stagione sul nulla. Rincaro la dose dicendo che è ancora più inspiegabile il fatto che Bryce sia universalmente riconosciuto come la causa di tutti i mali del mondo e che, sistematicamente, tutti i personaggi continuino a frequentarlo. Io non ho parole…

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UN GRUPPO DI AMICI FORMIDABILE

Bryce sarà pure stato un mostro, ma il resto del gruppo è una bella banda di psicopatici. Questo volersi proteggere a vicenda è una cosa meravigliosa e il clima da volemose  bene generale mi scalda veramente il cuore, ma ci rendiamo conto di cosa questo gruppo abbia fatto?

Prima cosa che mi ha lasciato allibita sono stati i “turni di guardia” per Tyler. Magari off screen sono successe milioni di cose, ma quello che ho percepito io è stato solo un senso di obbligo forzato verso un ragazzo ritenuto instabile, senza che ci si sia mai soffermati a pensare da dove quell’instabilità arrivasse.

Il finale poi è del tutto assurdo. Grandi  abbracci, grande affetto, grandi sospiri di sollievo per essere riusciti  a superare anche quest’altra grande tragedia insieme… ma vi rendete conto di cosa è successo? Del fatto che Bryce è morto, ucciso da voi, e che, pur di salvare il gruppo avete incolpato Monty? Io non ho visto rimorso, ma solo senso di superiorità. Che poi tutta questa grande amicizia da dove arriva?

13_Reasons_Why_Finale

Monty non era un santo, Bryce tanto meno, ma gli altri? Un gruppo di ipocriti che si nascondono dietro le tragedie che hanno subito, che apparentemente li pongono al di sopra di ogni altra cosa. Il momento in cui si riuniscono per ascoltare la cassetta di Bryce è stato imbarazzante ed è risultato estremamente finto, perché, dopo quello che è successo, il ritrovarsi a “compiangere” Bryce non era per nulla credibile. La scena finale da Monet è stata stucchevole e farcita di ipocrisia, oltre al fatto che l’atmosfera serena e fraterna, a discapito della morte di Bryce e Monty e di tutti i loro traumi irrisolti, svilisce qualsiasi tipo di messaggio positivo che magari la serie voleva trasmettere. Questo finale non aveva senso, tutta questa storia non ha avuto il minimo senso.

LA PRESENZA ASSOLUTAMENTE NON RICHIESTA DI ANI

La new entry di questa terza stagione di “13 Reasons Why” è in assoluto uno dei personaggi più odiosi e insopportabili di sempre. Morbosa come pochi, un segugio che si fionda dove fiuta la tragedia. Si è inserita in questo gruppo (che, come abbiamo detto, aveva già i suoi problemi) senza invito, immischiandosi nei fatti altrui senza il minimo riguardo, portando le sue opinioni non richieste. Io l’ho odiata ogni secondo, e davvero non ho capito perché tutti le dessero così peso. L’unica che forse ha visto il lato migliore di Bryce, senza preconcetti, è stata anche la mente malata dietro il piano per assicurarsi che Alex non subisse conseguenze, sempre in funzione di questo grande amore per un gruppo di cui non faceva parte e verso cui non aveva nessun obbligo. Insopportabile e ipocrita.

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E ALTRE COSE RANDOM…

I genitori, ad esempio, che ancora non hanno capito come esercitare un minimo di parental control su quel gruppo di scappati di casa. Vedi la famiglia di Tyler che sembra indifferente al fatto che il figlio viva con la scorta e i genitori di Clay che giustamente decidono di regalare ai ragazzi un appartamento proprio per dare loro più indipendenza… Indipendenza. A un drogato in riabilitazione… Seriamente?

Altra cosa: l’espatrio della famiglia di Tony. Non ho le competenze per approfondire l’argomento, ma sono quasi sicura che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in tutto quello che abbiamo visto.

Ultima ma non ultima, l’imbarazzante rappresentazione del  gruppo di femministe. Esaltate da questo desiderio di rivalsa e giustizia, per carità più che lecito, ma con talmente poca empatia da non accorgersi del disagio di Tyler. Passano tutta la stagione a ignorarlo e ripetergli che non ha il diritto di stare nel loro gruppo, fino a quando il ragazzo non fa coming out sulla violenza subita e allora vai di grandi pacche sulla spalla e sorrisi di complicità. Come se il messaggio tra le righe fosse “ah beh, sei stato violentato anche tu, allora sì che possiamo essere amici, allora sì che meriti di entrare nel nostro gruppo”. Una rappresentazione del femminismo che forse definire imbarazzante non è nemmeno abbastanza.

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Mi rendo conto che potrei andare avanti per ore, tanto che quel poco di buono e di emozionante che ricordo di questa terza stagione di “13 Reasons Why” scompare del tutto di fronte alle infinite note negative.

Una serie che si propone di sensibilizzare su argomenti forti e difficilissimi da trattare, ma che annega in un mare di stereotipi, cliché e superficialità. Anche volendosi impegnare, non credo sarebbe potuta andare peggio. Il finale aperto mi fa temere un ritorno il prossimo anno, al grido di “giustizia per Monty“,  di cui farei volentieri a meno. Troviamo il  coraggio di mettere un punto a questo tracollo.

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2 comments

m0h 30 Settembre 2019 at 11:11

Mi dispiace ma esiste solo la prima stagione. Le altre sono state solo il sogno di qualcuno che non ha capito ASSOLUTAMENTE NIENTE della prima stagione.

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Ersy 15 Ottobre 2019 at 13:21

Ho letto la tua recensione proprio oggi, per caso e ieri ho finito di vedere la terza stagione. Sono d’accordo con te che la seconda è stata davvero brutta e non ha lasciato il segno ma non sono d’accordo su questa terza. Pur non approvando la scelta dei ragazzi di mentire su Monty per me questa terza stagione ha rappresentato un riscatto per tutti coloro che subiscono vessazioni in silenzio e che hanno paura di reagire. In gruppo si sentono più forti, si aiutano a vicenda. Per me il messaggio è questo, il resto è fiction, anche a me non piace Ani ma è stata in pratica la voce narrante. E poi c’è stato anche un bel scivolone sul ritorno della mamma di Hanna, lei torna per “vendere” la casa ma loro erano in affitto come ci ricorda la stessa donna dopo che Hanna perse i soldi da portare in banca.

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